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il fine della crescita personale e' realizzare che siamo senza fine

MARCELLO ROSIGNOLI

MI RACCONTO

Incontro lo Yoga nel 1982. Il corso tenuto dal Dott. Mantovani negli spazi del Seminario Vescovile. Attratto un po’ da curiosità e un po’ da necessità legate alla salute, pratico per qualche mese questa disciplina allora a me completamente sconosciuta. Seppure pochi fossero i riferimenti culturali, testuali dati, la pratica dà i suoi primi frutti: riprendo a dormire con regolarità e profondità.  Di quel periodo ricordo quanto fosse rigenerante per la mia mente sapere che potevo contare su uno spazio slegato dal pressing della quotidianità, dai   timing, libero dalla competizione, dall’agonismo, dalla necessità di dimostrare qualcosa a qualcuno in cui si poteva riprendere semplicemente a respirare, a lasciarsi essere così meramente nella naturalità di sé nel momento vissuto. Probabilmente queste sono state le motivazioni che mi hanno fatto riprendere nel 1988 il cammino mai più interrotto di pratica, conoscenza e continuo approfondimento dello Yoga. Non smetterò mai di ringraziare la Scuola di Cultura Contemporanea di Mantova, cuore culturale pulsante per anni della città,  per le grandi opportunità che nel ventennio dal  1986-2006 ha dato a tutti gli abitanti della città. Per il suo tramite conosco Gabriella Cella che sarà mia Guida, mia Insegnante, mia Maestra per dodici straordinari anni.  La sua tradizione principalmente  legata alla Yoga-Vedanta Forest Academy di  Rishikesh fondata da Sivananda.  Moltissime le esperienze ed i Maestri da Lei incontrati nei suoi viaggi (rimando per brevità alla sintesi redatta in un suo libro “I segreti dello Yoga” ed. Fabbri.) I primi anni sono dedicati ad una pratica intensa personale  appresa nelle lezioni, nei seminari, nelle vacanze yoga, negli incontri mensili monotematici  di perfezionamento. Nel 1991 insieme ad un compatto gruppo di allievi fondiamo l ’Associazione Culturale di Ricerca Yoga - Kurma Marga Yoga – anni proficui, di scambio di esperienze, di conoscenze, di visioni, di metodologie diverse di praticare.   Qui mi metto alla prova nella conduzione della pratica Yoga. Nel 1992 decido di frequentare la Scuola Quadriennale di formazione  S.I.Y.R. Scuola Insegnanti Yoga Ratna di Piacenza dove vengono integrate differenti correnti dello Yoga con una particolare rivisitazione anche del linguaggio simbolico legato agli “asana” e ai “pranayama”. Nel 1996 mi diplomo ed inizio un percorso di Insegnamento mai smesso.  La scuola è occasione per conoscere molti docenti e molti aspetti di questa disciplina che sempre  più assume i contorni di Scienza dello Yoga. Cito i più importanti per la mia formazione, la Prof.sa Marilia Albanese profonda conoscitrice del “mondo India”, il medico D.ssa Fiorenza Zanchi, il neuropsichiatra Dott. Roberto Mola, lo Swamiji Yogaswarupananda, la D.ssa Carla Barzanò dietista su Yoga e alimentazione,  Giorgio Riberto   musicoterapista in legame allo Yoga. Numerosi poi i corsi di aggiornamento Insegnanti tenuti presso l’ Ashram Surya Chandra di Bettola sulle colline piacentine. Divento membro Y.A.N.I.  Yoga Associazione Nazionale Insegnanti  dalla sua fondazione nel 1999. L’Associazione Insegnanti  oltre a garantire la qualità e la continuità nell’approfondimento, lo scambio di conoscenze, offre numerosi Convegni Tematici prima biennali poi resi triennali. Qui vengo a contatto con moltissime altre Scuole e Metodologie di conduzione ognuna differente ed affascinante, che ampliano la visione della disciplina. Cito solo alcuni Insegnanti che hanno integrato  il mio modo di condurre la pratica: Lucilla Monti e la visione del Dott. Bhole, la scuola di Satyananda, Alberta Biressi, Claudio Conte, Renata Angelini, Moiz Palaci. Reputo interessanti e fecondi gli stimoli dati dai Prof.i Federico Squarcini, Luca Mori e Gianni Pellegrini.

Lo yoga nella visione è prima di tutto metodo annesso a  “aṣṭāṅga”  le otto membra descritte da Patanjali che solcano il cammino della tradizione classica. E’ unione profonda con l’istante che si vive, è praticare in cammino la consapevolezza del “qui ed ora”. E’ quel giogo leggero, quella via che permette progressivamente il silenzio della mente non proteso al vuoto, bensì ad una più focalizzata e profonda percezione di sé fino a lasciare trasparire  quella “metastasi” così intensamente delineata nel Samādhi Pāda, il primo quarto degli Yoga Sutra ove scompare ogni disagio ed identificazione. La traduzione del termine “Samādhi” quello “stare oltre”, appunto “meta-stasi”, è forse quella preferita in sostituzione dell’utilizzato termine di “enstasi” scelto da Eliade. Lo Yoga fonda ogni attività con l’ incessante lavoro su ciò che accomuna ogni singolo essere vivente ovvero il Respiro, il Soffio. Proprio per questo assume caratteristiche sovra individuali. E’ anche profondamente “filosofia del corpo” visto come “sacra Kashi e quindi luogo sacro” , e pertanto  vissuto nel  suo pieno rispetto  e nella sua interezza dimensionale, espressiva e potenziale. La pratica yoga è un contenitore di esperienze, di nuovi equilibri, di trasformazioni da attivare nel pieno rispetto dei limiti, dei ritmi e delle risorse di ciascuno.  E forse anche in questo senso è un  continuo riorientarsi a sé,  agli altri, al mondo. Il nostro essere, attraverso lo yoga, abita strutture per un certo tempo da cui  entra ed esce, abita luoghi in cui si può scegliere se fermarsi e sostare per osservare sempre meglio, sempre più all’interno, accedendo a percorsi  propriocettivi,  viscerocettivi, vestibolari, veicolati da raccordi nervosi centrali e periferici.   Una progressione quasi infinita di movimenti, respiri, stasi, focalizzazioni, spazi meditativi che si prolungano nel tempo in cui possiamo comprendere come le cose emergono, si prolungano, si trasformano e si dissolvono fino  a percepire uno spazio felice nel gioco continuo dei contrari. Sono solo brevi enunciati per riproporre in sintesi gli aspetti che reputo precipui della visione Yoga, tradizione plurimillenaria e da poco tempo dichiarata  anche patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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